lunedì, 08 dicembre 2008
inviate il sogno scritto a: tryout.dreamlog@hotmail.it

tutti i sogni di cui sarà esplicitamente richiesta la pubblicazione verranno pubblicati qui, in forma anonima.

la redazione si riserva il diritto di rendere pubblicabili anche altri sogni.


DREAMLOG PROJECT-YOUR BRAIN NEVER STOPS--
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lunedì, 08 dicembre 2008
io e M riflettiamo su quanto sia utile metterci un cuore di stoffa sul petto, sulla destra; lei dice bianco.
è la memoria culturale.
cose come i detti del folklore.
tra canyon arancioni guidano macchine che sfrecciano in equilibrio su un filo di acciaio teso in orizzontale fino a una parete di roccia, e stanno per andare a schiantarsi cronologicamente un ragazzino, suo padre, sua madre.
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lunedì, 08 dicembre 2008
stanotte ho sognato antonio rezza che molti anni fa si era tagliato una mano e nel sogno si tagliava quell'altra
eravamo nel suo paese ed era come un grande locale spazioso all'aperto
poi si taglia pure la testa
questi tagli non inficiano la sua personalità nè le sue capacità di stare nel mondo (nel sogno)
io mangio la sua mano tagliata che si presenta sottoforma di bistecca
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domenica, 20 aprile 2008
animata discussione sull'andamento del progetto che la maggior parte dei presenti vorrebbe far continuare con tutti i problemi che si sono creati nel frattempo mentre alcuni sostengono che il progetto iniziale debba finire come progetto fallito e ne deve cominciare un altro che parta dalla conoscenza delle cause dell'insuccesso e che deve essere seguito attentamente dal settore della qualità.

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zona tipo via Nomentana ma negli anni 1920 su un lato della strada una montagnola di una sostanza bianca tipo sale. avvicinandoci vediamo che siamo davanti una bottega chiusa di un macellaio e che la montagnola è costituita da un enorme bovino coperto da questa sostanza della quale si vede spuntare in modo chiaro la testa.
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giovedì, 14 febbraio 2008
sto con Giulia in un posto lungo che ha due pareti e in fondo in fondo 3 specchi quadrati in grosse cornici semplici anch'esse quadrate. le dico ti piacciono gli specchi lì in fondo, e penso che mi ricordano le forme delle tre finestre di luce viste dal giardino dell'accademia di francia dove mi ha portato a diventare. prima del tramonto dei busti per terra e degli alberi trasportati con argani dall'alto, fenice. uguale forma e colore di quando corrispondevamo non ci si orienta. la luce nei capelli dietro le finestre e gli specchi. la resina di cedro dal freddo al caldo. roma cambia.
lo squalo bianco sul bagnasciuga morde qualcuno dei miei amici non me che io avevo avvertito spasmodicamente.
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giovedì, 24 gennaio 2008
Ho sognato L'unica madonna che appare ai metalmeccanici. e suo marito Io se non fossi dio. Eravamo insieme da qualche parte e ci stavamo divertendo, ridevamo molto. Poi a un tratto lei diventa la mia vicina di casa e lui suo cugino. Siamo tutti e tre piccoli, abbiamo non più di 11 anni. Io vorrei giocare a ping pong, ma mi ricordo che mio padre ha smontato la rete e il tavolo ora lo usano per altro. Però vado a controllare. Mentre vado ho la certezza che il tavolo c'è. Io voglio che ci sia. e il tavolo c'è. sono contenta e anche un po' stupita.c'è anche la rete al suo posto, ora bisogna solo andare a comprare le palline. Angela mi dice che con Stella non può più muoversi nel paese perchè ne ha fatta una troppo grossa e non può circolare. Stella è il suo scooter. ma lei non lo dice, io lo so e basta. Io cerco di convincerla a prestarmelo ma non ci riesco.

Poi si confondono due cose. Prima c'è questa scena in cui siamo tutti a cena in questa sala che sembra quella di un castello. Il lampadario è un candeliere, con candele sottili e alte almeno un metro, forse anche di più. A questa cena devono morire delle persone. Sono 3 attori tedeschi, 2 ragazze e un ragazzo che sono arrivati nel pomeriggio da noi, con una macchina sportiva e le facce boriose. Noi qui siamo grandi ma non siamo più noi, il cugino di angela è un tipo che non ho mai visto e da' un colpo sulla tavola e il candeliere cade. Decapita uno di loro. Gli altri due muoiono non so come. Io non pensavo così.

Poi siamo a una festa in famiglia, e c'è il compleanno di una sua cuginetta. La sala ha l'arredamento delle foto vecchie, e anche la luce. Mi ricorda un Natale passato forzatamente con la famiglia allargata quando a un certo punto mio zio si vestì da babbo natale, ma era così nero che io me ne accorsi e ci rimasi male, davvero tanto male, ma non dissi niente. Arriva la torta, l'hanno portata quei 3 tedeschi. Si è quasi sciolta. Noi siamo di nuovo piccoli. Dato che siamo in periodo natalizio ci danno prima del panettone. ci sono due varianti uno con la crema alla vaniglia, uno con il cioccolato. Io sono sulle ginocchia di mio padre ed entrambi vogliamo quello al cioccolato. Speriamo che almeno a uno dei due spetti quello. Invece per uno sbaglio ci danno quello alla vaniglia e io dico ok, faccio giusto un morso e poi mangio la torta.  

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martedì, 08 gennaio 2008
Ci sono innumerevoli strade per raggiungere casa dei nonni, alcune sono a scala, con gradini di passo quasi regolare. Io preferisco quella con meno angoli, ma questa volta mi ritrovo a percorrere una delle più fastidiose. Prima di voltare per la via dei nonni vedo, in corrispondenza della piazza del mercato e più dietro, all'altezza del palazzetto dello sport, dei nuvoloni scuri da cui a un certo punto si allungano dei vortici sottili, che vedo poi coperti dalle case che ho davanti in prospettiva. Poi però cambia inquadratura e vedo la punta dei vortici quando tocca il suolo, che non appena l'ha toccato si ritrae come una fiamma quando brucia uno stantuffo imbevuto d'alcool, però facendo questa specie di fiamma, di un grigio più scuro. Appena dopo, scoppi tutto intorno, mentre di nuovo vedo le costruzioni davanti. Accelero il passo per raggiungere casa, con un po' di paura perché vedo che i nuvoloni si spostano in quella direzione, però riesco ad arrivare illesa mentre intorno è sempre più bufera. Poi mi ritrovo in un altro tipo di abitazione, con una grossa finestra-veranda, un muretto che mi arriva alla vita e da cui mi affaccio, il tempo sembra sereno però si percepisce un po' di agitazione in giro. Arriva una bianca e blu della polizia, con degli agenti in divisa blu scuro, a maniche corte. Tipo telefilm americano. Quello sul sedile passeggero ha un megafono con il quale annuncia: "Attenzione, nella Contea sono stati avvistati alcuni tornado". Lo dice con voce impostata. Poi biascica "Cioè, inizialmente sembrava che non ci fossero ma invece pare siano stati visti un paio di tornado". Si guarda intorno e io ridacchio per "contea", e poi non ricordo altro.
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venerdì, 02 novembre 2007
una pennetta proiettore, così si possono vedere i file senza doverla collegare al computer. solo per vedere cosa c'è dentro. studio di Stefano è sui monti, sotto i quali c'è un'aia dove passa un leone a briglia sciolta. va verso lo spettacolo indetto dalla protezione bambini. c'è aria di festa.
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martedì, 30 ottobre 2007
Mia madre doveva andare a trovare mio fratello, a treviso, nella casa nuova. Chissà perchè ci troviamo tutti lì, che invece è Milano, Milano zona Corvetto, per essere precisi.
Dobbiamo metterci a a tavola e mio fratello
dice attenzione che in casa è piano di Vergini. Le Vergini sono i piccioni. In pratica la zona è talmente piena di piccioni che questi entrano in casa e ovviamente noto che mio fratello ci parla. La cosa allucinante è che i piccioni rispondono.
Allora siamo a tavola, stiamo pranzando e ce n'è uno che è steso sulla tavola e ci guarda, non so come sia possibile ma tutti glielo lasciano fare. A un certo punto questo chiede a mio fratello cosa sta mangiando e lui risponde "Una ricetta nuova: un piatto a base di Vergine". Ah ahaha. che spirito. Comunque la Vergine si caga un po' addosso.
Intanto io ci resto male che sta guardando noi che mangiamo e dico a mio fratello " Digli che appena finiamo le dai da mangiare". Quel volatile di merda mi sente e dice a mio fratello " Ma cosa sta mangiando tua sorella?" con una voce insinuante e melliflua che mi fa pure un po' paura , E mio fratello dice "Non ti conviene andare da lei tanto è la stesa cosa" e lui risponde "vogliamo scommettere". Io penso che non avrei dovuto rassicurare la vergine sul banchetto prossimo perchè così ha capito che mi intenerisco facilmente.
Dopo sono in un supermercato e sto comprando delle cose per fare un primo. Ci metto una vita a scegliere la zucchina e i broccoletti, poi mi aiuta la mia vicina di casa, nonchè amica d'infanzia, che nel frattempo lavora lì. Compro tutto in monodose dicendo ogni volta Tanto io sto da sola.
Mentre cucino sbaglio tutto e dico, vabbè, tanto è tuttto frasco sarà buono uguale.
Però sto cucinando all'aperto, lì vicino c'è una specie di comizio, io vado a vedere che cos'è tutto quel casino e mi rendo conto che c'è di nuovo tutta la famiglia. Ma tutta tutta.Zii, cugini, nonni, un sacco di merda. Allora prendo questo tegame e dico, Bhè io comincio, la famiglia allargata ha rotto il cazzo.
Mentre sto scodellando mi cade tutto per terra, quindi in strada. Da quel primo esce un lombrico che non so ste stava in strada o nei broccoli, il lombrico diventa un rettile, penso, non penso Un serpente. I rettili non mi piacciono e il lombrico diventa di 40 cm forse più, comincia a vedersi la faccia, cazzo, non è più un lombrico, gli si forma una pinna e si muove oin modo strano.
Per terra è tutto allagato, il rettile sfreccia veloce, io mi allontano e questo mi segue, poi arriva mia sorella e mi dice Dobbiamo andare a milano marittima a organizzare un party. Non siamo mai state, grazie e dio, a milano marittima, nè abbiamo mai organizzato un party, come pretende di farlo in 24ore? e poi da noi i party si chiamano Ricevimenti, al massimo Feste. Party mai. Comunque questo rettile segue mia sorella e io riesco a scappare lontana , lui mi vede e torna indietro, ma è talmente preso dalla sua corsa che si scorda pure il bersaglio, e mia sorella da lontano grida "Hai visto? E' arrivato alla fine della guerra".
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venerdì, 12 ottobre 2007
Attraverso una strada centrale in compagnia di questa cinese. Una
ragazza carina cinese che mi segue, parla abbastanza poco, quuando
parla comunque mi redarguisce. Questa strada è piena di più o meno
ragazzi e anche di certi carrelli della spesa, l'ambiente non è dei
migliori. Mi ricordo di un ragazzo col quale mi fermo a parlare, la
cinese mi rompe le palle anche solo con lo sguardo. Mi sento una
presenza di saliva fastidiosa dentro la bocca, dico alla cinese che
deve sputare, mi giro dall'altra parte e sputo. Il mio sputo non
finisce, la saliva è un flusso continuo che mi esce dalla bocca e poi
da tutta la faccia tipo liquefazione, prosegue questa perdita continua
di liquido salivoso da tutta la mia faccia mentre dietro sento la voce
della cinese tipo -te l'avevo detto, lo vedi che succede a fare certe
cose, io te l'avevo detto, lo vedi, lo sapevi.-
Mio padre ha una casa con delle scale e diversi cani di grossa taglia
tra cui una pantera nera tenuta tipo cane animale domestico. Questa
pantera resta pur sempre una pantera per cui un po mi inqiueta. Io mi
sdraio sul divano e la pantera mi monta sopra e inizia a leccarmi
forte la fronte, mi provoca sollettico, io rido e voglio mandarla via,
ma penso pure questa è una pantera, chissà che non si incazza se la
sposto. Questa pantera a tratti pare essere un grosso uomo, un
immagine di un grosso uomo in mutande a un certo punto. La moglie di
mio padre cucina delle cose che a vederle paiono buonissime, con mille
salse e condimenti ricercati, a vederle più da vicino sembrano scaglie
di legno, tipo radici, tuberi. Ci sediamo a tavola a mangiamo, arriva
anche la pantera che si siede sulla sedia a tavola con noi, ha le
mutande, mio padre mentre questa fa per sedersi le dice: -guarda che
ti sei messa male le mutande, mettitele meglio.-
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mercoledì, 03 ottobre 2007
Non mi rcordo come è cminciato, però io ero a casa delle mie zie, le figlie dei nonnini.
I nonnini già non c'erano più, le zie erano con le vicine, in cucina, a fare la pasta. non a cuocerla, a farla.
Fuori pioveva ed era tutto allagato, come al solito, solo che io al posto di fare le barchette, esco fuori e comincio a correre sul marciapiede. Questo succede 2 volte: la prima volta, girato l'angolo scivolo in strada e l'acqua mi fa un po' schifo, ma arriva solo sopra le caviglie, Pensavo peggio, dico. La seconda volta girato l'angolo vedo un bambino di merda che sarebbe tipo il figlio del loro vicino di casa e per scansarlo, vado a sbattere contro un grappolo di segnali, 3 enormi segnali stradali uniti di cui mi ricordo un diritto di precedenza e un divieto d'accesso. Mi faccio un male boia allo sterno.
Quando rientro in casa tutti stanno parlando di un letto grande, che devono dare via perchè la madre delle zie dice che puzza. allora io dico ma perchè non lo danno a qualcun'altro, io avrei in mente a chi. In tutto ciò la madre delle zie era morta, io lo sapevo.
Poi non so come, io sono sul mio scooter. che è anche un elefantino.
stiamo andando a gonfiarlo e poi a sentire dei concerti. ma siamo io, mia sorella e kekko o gigi.non lo so. per un po' ce la facciamo, poi mia sorella fa la verticale mentre aspettiamo, io dico:vabbè..mo' però i concerti vado a sentirli con chi dico io.
Infatti vado con questo amico che non so chi è prendiamo una strada di garbatella, io la conosco, so che non sto sbagliando, poi però diventa buio e la strada fa delle curve improbabili.io non me le ricordavo così.
Dietro di noi c'è una macchina con dei tipi che vanno a una festa, propro all'angolo di questa strada.
Allora l'elefantino si incastra in due rami e dice Fameee. Io non so che fare entro a casa di questi coglioni fighettissimi, che mi stanno sul cazzo e mi pare che abbiano anche l'accento milanese, e chiedo se hanno qualcosa da dare a un elefantino.
questi un po' si interessano, un po' se ne fottono, come è tipico delle persone di quella risma.In sottofondo c'è le luci della centrale elettrica, una tipa dice a un'altra "quanto mi piace sto pezzo" e lo canticchia. E' "e ci piscino pure addosso glia angeli e i conoscenti morti negli incidenti" e io m'incazzo e penso, no, a una tipa così non le può piacere sto pezzo, che cazzo ne sa del piscio degli angeli e di tutto il resto, checazzo.
L'elefantino diventa piccolo, e comincia a volare.io me lo perdo, mi sento una merda che non riesco a trovarlo e che non gli sto dando da mangiare.
Lo trova l'amico gigi o kekko, sta volando vicino a un bouquet, insieme a un'ape.
Lui lo confonde, io dico no, l'elefantino è quello senza il giallo., tipo è quello tutto grigio o tutto nero, non lo so, però penso che non ha il giallo. e non punge.
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giovedì, 27 settembre 2007
Mi trovo dietro le quinte di un palcoscenico con un copione in mano, la ragazza che è con me inizia a cantare con voce da soprano, io leggo lo spartito e inizio a cantare e scopro, mentre canto, che mi tocca la parte maschile ma ho una voce da finto tenore che mi fa rabbrividire, ma pare che piaccia a quello che è sul palco, barbetta incolta e capelli chiari, che ci fa segno di entrare in scena e continuare a provare, con un gesto della mano.
Poi mi ritrovo in mezzo all'orchestra, vien fuori che ci tocca la parte delle percussioni e il maestro ci dice di seguirlo. Ci ritroviamo, io e quest'altra nonsochi, davanti ad un materassimo bianco e blu, sul quale dobbiamo sbattere dei martelletti che sembrano di plastica gonfiabile, blu come il materassino, lunghi circa una trentina di centimetri. Mentre carico per dare forza al colpo imito il movimento della battuta a tennis, il materassino oscilla sotto i colpi ed emette suoni da grancassa.
Tutti i musicisti sono via, io mi avvicino al pianoforte e provo a suonare Real Life di Joan, ma il pianoforte è completamente scordato e ne vien fuori un'insalata di suoni sconnessi. Sopraggiunge il pianista prima che io riesca a chiudere, perché il coperchio della tastiera si inceppa. Mi alzo in fretta e gli lascio il posto, lui mi fa capire che il piano non era scordato ma aveva un'accordatura particolare, annuisco simulando interesse e mi metto alle sue spalle.
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giovedì, 27 settembre 2007
Sogno spesso lo stesso punto della spiaggia che scompare, i 20 metri di sabbia si riducono a meno di due e vedo solo muretto e mare limpidissimo e azzurro spietatamente intenso. Ci passo con la metro, sono seduta sul primo sedile a sinistra della metro A, vagoni nuovi, e sui tre sedili alla mia destra è stesa una donna incinta, magra, con un vestito leggero, rosso. Mi si appoggia sulla schiena e diciamo ora scendiamo in spiaggia, ma a quanto pare non lo diciamo ad alta voce ma tra noi e noi, cioè io tra me e me e lei tra sé e sé, e non so se ci sentiamo sul serio o se tutto un sentirsi di voci interiori. Scendiamo poi a S. Giovanni e ci sono le scale mobili nere e niente più mare.
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mercoledì, 19 settembre 2007
Stanotte ho sognato il display del mio cellulare, mi arrivava un messaggio e io avevo fretta, caratteri grandissimi su sfondo completamente bianco dicevano

Non
Avviarti
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giovedì, 30 agosto 2007
l'altra notte ho fatto un sogno molto strano era a metà tra the truman show e la fattoria
mi facevano vivere in una città senza tecnologia, indietro nel tempo di almeno 200 anni
non c'erano auto, televisori, nulla di nulla e io ci vivevo come se fosse l'unica realtà disponibile
finché non inizio ad accorgermi che c'erano delle falle
e inizio a chiedermi se non ci fosse qualcosa di strano
e in effetti scopro dei comportamenti sospetti che mi portano a indagare
quindi scopro che in realtà il luogo in cui vivevo era tutto un palcoscenico gigante
dove si fingeva per far sì che io non sapessi delle scoperte che si erano fatte, ignaro di qualunque progresso
quando me ne rendo conto e divento sicuro inizio però a smascherare tutti ad uno a uno
senza che nessuno possa far niente per fermarmi
quindi decido, dopo aver scoperto che chi aveva macchinato tutto era un network, di chiedere un rimborso di un milione di sterline (evidentemente ero in inghilterra)
e a quel punto uno degli attori (che nella finzione recitava la parte di mia madre) inizia a prendere le mie difese e mi incita dicendo che un milione era troppo poco
poi però mi sveglio, senza sapere se sono riusciuto a farmi rimborsare o meno
FINE
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domenica, 22 luglio 2007

io ti ho sognata

che ci prendevamo il caffè

in un posto che comprendeva grande magazzino, hotel di vetro e i tavoli erano fatti di tappezzeria carta da zucchero

va bene

facevamo una cosa bizzarra nel sogno

guardavamo e soffiavamo sulla pagina di un libro

e su questa pagina c'era dello zucchero e una piccola goccia di sangue

e soffiando, prima si mischiano zucchero e sangue

dopo non so come si ridividono

e attorno alla lettera "i" di una parola va a formarsi un'aureola una specie di sole vuoto fatto con la gocciolina

e quella "i" era leggermente rialzata dal resto delle lettere e delle parole della pagina, ma non in rilievo.

avevamo appena ordinato il caffè-

.
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venerdì, 15 giugno 2007
una vipera blu elettrico si muove lentamente su lenzuola bianche dei letti non sicuri
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venerdì, 15 giugno 2007
mountain bike su strada sterrata, quasi buio da sola su per i tornanti come salgo fino in cima dove c'è il rifugio. ricordo la fatica delle camminate con lo zaino, per arrivare quassù. ora ci sono di nuovo, mi fermo. ora non sono tanto stanca e sorrido a me stessa di soddisfazione. carico la bici sulla staccionata laterale all'ingresso. arrivata.
della permanenza ricordo solo che quando decido di riprendere la bici, per scendere giù fino al paese, una delle travi si spezza per lungo. ma mi dicono che non fa niente. poi discesa. riconosco strade e piazzette. raggiungo la combriccola sui gradini (di una brutta piazza illuminata dai lampioni, una qualunque periferiao provincia di una centro abitato, supermercato, edifici bassi e squadrati, cemento insomma) di cui conosco un solo elemento. e lui mi guarda e mi presenta e non presenta. dimostra sedici anni non di più, davvero. mi sta prendendo in giro. piccoli particolari atteggiamente mi affaticano, vorrei non assistere a questo strazio.

buio

forse ci avrò passato una settimana, non ricordo con chiarezza, ma mi chiedo come abbia fatto. tutto sommato penso di aver dimostrato una certa forza.
adesso mi trovo a casa, a casa mia, in ginocchio sul letto mi affaccio alla finestra che come sempre dimostra altezze molto variabili, c'è una sorta di circo in allestimento nel parcheggio dello stadio di fronte. si avvicina il mio amico attore di strada daniele che in perfetto stile da mimo mi fa un baciamano e saluta pure mio padre che s'è affacciato con me. poi mi volto e la mia camera è una tripla, che divido con francesco il medico e con mia cugina. lei non sembra troppo contenta della mia presenza, ci sono dei computer pericolosamente complicati, quando le dico che verranno anche gli amici "del liceo" lei fa una faccia un po' così all'idea che sono "del liceo", poi quando li vede arrivare (e capisce che sono cresciuti, che erano al liceo, e sembrano pure parecchio più grandi di me) invece sembra interessata, anzi si mette proprio a intrattenere discorso con loro tra il mio letto e il suo, in mezzo c'è questo computer che io non oso neanche toccare. anzi a un certo putno mi sembra stesse proprio per cadere, ma si salva. c'è gente a casa, un po' di confusione umana. papà è andato di là, io preferisco. ci sono vecchi amici del coro e pezzi di famiglia. passo e spasso tra soggiorno e cucina anche se non mi va molto di starci, non mi va molto di parlare con nessuno, poi incontro, seduto in cucina, maurizio.
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martedì, 22 maggio 2007
La statua della libertà. me la indica uno col dito in sù. dev'essere che la prospettiva, da questo lato la distorce, tanto ci siamo sotto e lei è alta. ma non riesco a vederla in faccia, questa statua...un passo in dietro, un passo indietro e
pluff! cadiamo in acqua tutt'e due - io e un'altra, non so se la conosco.
fattostà che ci ritroviamo tutt'eddue zuppe, nel porto di new york...
sono preoccupatissima delle malattie che mi posso prendere, faccio un paragone con il tevere. devo sentire i miei, che magari chiedono a qualche amico medico. e improvvisamente mi ritrovo seduta sul tappeto del soggiorno di casa mia a raccontare questo aneddoto a una ragazza che poi è la figlia del medico che avevano chiamato...quindi non ero morta per quelle malattie dei pesci-ratto del porto di new york...
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mercoledì, 09 maggio 2007
per strada. è un momento lungo e poco definito, da una piazza luminosa di luce bianca e corpusolare, sampietrini, scorre dell'acqua dalla fontanella

a un vicolo su cui scende la sera. e noi, appoggiati al muro ridiamo e parliamo a voce bassa. siamo abbronzati e vestiti leggeri. poi dal vicolo, siamo sette, otto, come bambini che restano fuori la sera l'estate, giocano a pallone, gironzolano per le strade e alcuni cominciano a fare le cose di nascosto dai grandi -ecco, quella è la sensazione: siamo qui, senza una meta precisa, ci divertiamo tra di noi, non c'è nessuno oltre a noi, qui, siamo liberi- in una traversa ancora più stretta tutta chiusa da una volta, tutta verniciata di bianco,le scalette, l'affaccio chiuso in una cornice quadrata nel muro sul mare, poi ci sediamo intorno a un tavolo appoggiato all'angolo a destra, qualche gradino più giù.

e poi c'è la candelina. una candelina in un altro quadratino scavato di dieci centimetri nel muro sopra al lato del tavolo. mi fisso a guardarla mentre francesco parla, gesticola. guardarla mi mette serenità.
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mercoledì, 09 maggio 2007
dobbiamo inventarci uno slogan in cui risulti che si è prestato servizio per extracomunitari che vivono a Roma. Enzimi quest'anno pubblicizza gli eventi con led sù in cielo: strisce nere con le scritte bianche. e in generale quest'edizione non ha nulla a che vedere con quella dell'anno scorso, quantomeno le cose di cui leggiamo in cielo sono interessanti. sono stesa con C4a vicino che mi tocca la mano a guardare. E ed M non riescono a presentarsi, con un tono di voce fiebile pronunciano il proprio nome e poi il disagio. funivie tubolari ripiene di carrelli per la spesa cubici scendono dal declivio del nuovo supermercato sui monti. vedo passare la macchina di Coz, un quadrato turchese.
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mercoledì, 09 maggio 2007
guido una macchina lunghissima e scassona fumando e facendo cadere cenere ovunque, infilo pacchetti mezzi cominciati in tutti i vuoti del cruscotto, mentre faccio manovra per parcheggiare davanti alla bettola. sono con mio fratello e mia cognata. entriamo poi non so, probabilmente ospiti dell'uomo che vi abita (doveva essere molto bello, dieci anni fa, però, adesso ha il volto scavato dalle rughe nonostante non abbia più di cinquant'anni) ci fermiamo per un tempo, tanto che alla fine mi ritrovo lì da sola, forse lavoro nel locale, perchè è frequentato anche da altre persone e tra me e lui c'è molta confidenza. poi a un certo punto ci baciamo anche, ma non riesco a capire quanto tempo sia passato, da quant'è che mi trovo in questo posto, se tutto questo sia avvenuto nello spazio di una sola notte o al contrario potrei essermi fermata lì per mesi...comunque lui ha il fascino dell'uomo vissuto, vagabondo, e con molta ironia, scambiamo qualche battuta sul fatto che non sia il mio tipo e ciao. molta birra.
arrivo ubriaca alla cena del liceo: cioè tutta la classe a casa della leopardi (prof. di latino e greco del ginnasio), ci sono tante di quelle persone con cui non avrei mai voluto essere costretta a parlare ma, alterata come sono, mi adeguo alla conversazione e, sempre fumando e facendo su e giù dalla cucina alla sala dove sono seduti tutti i miei sei compagni maschi del liceo, mi siedo a un certo punto di fronte a loro e comincio a fare "la simpatica": cioè la fattona che straparla. devo dar loro un'impressione pessima; io invece mi sto divertendo. ed il bello per me è proprio che è tutto un prendersi in giro sottilmente vicendevolmente. "che stronzi" penso.
africa, caldo torrido. siamo in due, apparentemente senza la minima preparazione per affrontare questo stato di emergenza. come se pensassimo di andare in un villaggio vacanze (ma non siamo certo medici senza frontiere...siamo due così...a caso). forse in realtà, trasportiamo qualcosa di illegale, questo non lo so ma lo suppongo, perchè dall'inizio ho decisamente un'aria losca.
accalcati, sudati, tutto grida vendetta. praticamente sopra di me, c'è un ragazzo che piange di dolore ma non si capisce che possa avere, così cerco di spostarmi per farlo stare un po' meglio, ma l'effetto è che mi schiaccio il braccio sinistro sotto la mia stessa schiena e la testa sulla spalla, perchè a stare dritta non ce la faccio.
ce la caviamo strappando lenzuoli bianchi.




sogni tra il 28 e il 29 aprile

Ho sognato di essere seduta sulle tegole di un tetto come un insetto sui
petali di un fiore e guardavo intorno a me la realtà che cambiava.
Era notte e malgrado l'assenza di luce mi accorgevo che i colori
andavano via e tutto intorno diventava bianco e nero,velocemente come un
bicchiere di vino che si versa su una tovaglia,come con le fotografie. E
di questo b/n i contrasti aumentavano e io ridevo e pensavo alle mie
foto,in cui il nero è nero e il bianco è bianco. Allora mi chiedo se
sono io a scegliere i colori o sono i colori che scelgono me. Se sono io
che scelgo il b/n o è il b/n che sceglie me. Il fatto è che,come quel
libro di Moravia, io a volte mi sento la vita addosso ed è appiccicosa e
pesante. Penso a Fabio che mi dice che è una mia cattiva
predisposizione,ora. Penso ad Antonella che mi dice che ci sarebbe
bisogno di una rinascita, di un momento liberatorio, di un flusso d'acqua...


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martedì, 27 marzo 2007
Sto in una cittadina dalle case bianche e basse,
sembra un paesino della Tunisia. Abito un una casa con
3 uomini: uno di loro vuole abbattere una parete
perché entrando vorrebbe l'open space, per me è la
stessa cosa, gli altri due non sono d'accordo.
Obiettano qualcosa riguardo al videocitofono che
funzione male.
Esco, mi muovo per le stradine, entro in una di queste
casette che ospita un sofisticato centro di arte
contemporanea con piccole salette ultra attrezzate per
l'ascolto di musica, visione di film o videogiochi. Io
cerco una retrospettiva di Hitchcock, ma ho sbagliato
orario; credevo iniziasse alle 17 invece una tipa del
centro mi fa leggere su una brochure che c'è scritto
19. Vado via.
Poi è tutto confuso: c'è una spiaggia, la polizia che
cerca qualcuno, una gara, un cinema di velluto rosso.
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domenica, 25 marzo 2007
Sono alla Locanda, la festa sta quasi per finire, mi trovo sulle panche a destra sotto il palco, ho un sonno incredibile chiudo gli occhi per riposarmi. Accanto a me si siede un ragazzo, mi sveglia e mi saluta, lo riconosco: è un ragazzo che faceva le scuole medie con me, è lì con una ragazza che non conosco. Ci salutiamo tutti contenti di rivederci, frasi di convenienza solite: che bello come stai quanto tempo sono 15 anni che non ci vediamo.. Mi chiede perché sto dormendo, gli rispondo che mi sto riposando perché tra un po’ devo andare ad un’altra festa. Poi sento una voce dalla console che dice al microfono: “Ok, è ora di fare il gran finale”. La musica disco sfuma, si abbassano le luci e si illumina il palco. Parte una musica da circo, trombe e tamburi. Dal backstage esce Jemma Temp a cavallo di un elefante!! noooooooo! Incredibile!!! E’ seguita da altri elefanti cavalcati da decine di bambini che ridono e si divertono. L’immagine è stupenda, gli elefanti camminano in circonferenza al centro del palco, tutta la gente è a bocca aperta, io penso è una delle cose più belle che abbia mai visto..Ma come ha fatto Jemma a portare gli elefanti alla Locanda?? Mi viene in mente che doveva per forza essere amica di qualcuno del circo, forse Moira Orfei…Tra i bambini sugli elefanti ne riconosco tre: sono Eddi, Marco e Federica, 3 bambini che abitavano al primo piano del mio palazzo, giocavamo sempre insieme quando avevo 6 o 7 anni. Indossano tipici vestiti dei primi anni ’80: Eddi il più grande camicia jeans, cinta di cuoio stile charro e gelatina nei capelli, Marco e Federica pantaloncini fluo acetati e superga, magliette colorate scolorite con stampe di qualche pubblicità, forse l’algida quella dei gelati. Sono troppo contenta di rivederli, loro ridono e sono felici. Mi giro verso il ragazzo di prima e chiedo ti ricordi loro?? Sì si mi ricordo anch’io, andavano sempre in un posto al mare che si chiama Tortureto, lui mi corregge e mi dice non Tortureto, si chiama Tortoreto, ah sìsìsì si chiama così, e lui aggiunge sì non era granché c’era proprio poco sole lì. Torno a guardare Jemma, gli elefanti e tutti quei bambini che ridono e capisco: se il ragazzo accanto a me ha 30 anni, loro non possono averne ancora 7, quindi quello che vedo non è reale: infatti guardo in alto e vedo un fascio di luce. E’ una videoproiezione, così perfetta da sembrare reale…lì mi fomento ancora di più, immagino Jemma a porta portese che trova dei vecchi super8 con degli elefanti e fa un montaggio, trova il modo di scontornarli e farli diventare 3D e infine li proietta dal soffitto della Locanda…Tutto questo mi sconvolge, troppo geniale, il gran finale sta per finire, partono coriandoli, palloncini, jemma e i bambini salutano il pubblico ed escono di scena in un grande applauso, io batto le mani e mentre la luce sfuma con gli elefanti che vanno via mi accorgo che sto piangendo di commozione…
Nel frattempo un pensiero mi circola da qualche secondo nella mente..seppure jemma abbia trovato quei filmini per caso a porta portese, la coincidenza che abbia trovato dei super8 proprio con i miei amichetti d’infanzia è una coincidenza troppo surreale…troppo grande, oltre ogni possibilità..L’unica spiegazione a questa cosa, l’unica che mi viene in mente, è che forse tutto questo non sta succedendo davvero.. Forse sto sognando..sì deve essere un sogno..infatti mi sveglio.

Sono le 7 e qualcosa di domenica mattina…e mentre penso al sogno che ho appena fatto mi ricordo di una notizia che lessi quando ci fu lo Tsunami in Tailandia: lessi che gli elefanti rischiando la loro vita avevano aspettato sulla spiaggia che decine di bambini salissero sulle loro schiene, e solo quando tutti i bambini che potevano salvare riuscirono a salire, partirono di corsa portandoli in salvo nell’entroterra, lontano dall’Onda.
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martedì, 20 marzo 2007
Ia realtà è desaturata all’80%. Sono in macchina e corro su un’autostrada a forma di tubo. Tutti vanno molto piano e io corro verso qualcosa ma non so perché. Perdo il controllo dell’auto e finisco contro mano. Ma tutti sono già fermi, in entrambi i versi. Esco e la luce mi fa male agli occhi, prendo una scala che mi porta su in città.
Comincio a correre tra la gente. Tutti sono in ansia. Mi accorgo che sono l’unico a muovermi. È un’altra realtà. Penso ai miei cari e alla mia fidanzata ma è come se fossi cosciente che non esistono. Tutti sono fermi. Mi fermo anche io. Hanno tutti gli occhi chiarissimi e guardano verso il cielo, lo fissano immobili. Io ricomincio a camminare.
Mi diventa Londra, cammino. Mi sveglio.
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